Burofisco, tra lentezza del Paese e alleanze con gli enti locali

Assemblea di fine anno con Sergio Rizzo e Paolo Preti

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Assemblea di fine anno con Sergio Rizzo e Paolo Preti

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Ferrara, 16 dicembre

Il Burofisco tra scadenze, rimborsi, rebus e record. Se ne è parlato questa mattina, sabato 16 dicembre, alla Sala Zarri della Confartigianato, nella tradizionale assemblea di fine anno. Un incontro che oltre a fare il punto sulle esigenze delle piccole e medie imprese rappresentate dall'associazione e a mettere il dito «su 'politiche' che non tengono nella dovuta considerazione le differenze che sussistono tra loro in termini di vocazione e dimensioni», ha introdotto il segretario generale, Giuseppe Vancini, ha voluto aprire finestre sul futuro. Quanto la digitalizzazione può essere assunta a obiettivo di realtà che fanno del lavoro manuale la propria cifra creativa? Quando si prenderà atto, pensando agli incentivi, che non tutte le aziende devono mirare ad esportare ma basano la loro attività sul mercato interno, sui servizi alle imprese e ai cittadini? Chi illuminerà le città quando le attività tradizionali saranno state interamente sostituite da Amazon e simili? E' possibile pensare a un Ministero - oltre che un assessorato regionale - dell'artigianato? Questi gli spunti lanciati da Vancini agli ospiti, il cui intervento è stato preceduto dal sindaco, Tiziano Tagliani, che accogliendo la 'provocazione' di Vancini ha rilanciato parlando di necessità di «un'alleanza tra quanti ogni giorno devono tagliare, cucire, districandosi in problemi» per cui non sempre ci sono soluzioni lineari. E' stato il giornalista e scrittore Sergio Rizzo, vicedirettore de La Repubblica, grazie a una dettagliata disamina delle innumerevoli leggi regionali, a sottolineare che il problema dell'Italia è la perenne invocazione di una semplificazione che nei fatti non c'è. A denunciare «un sistema burocratico talmente immedesimato in se stesso da diventare un organismo autonomo» e un avvitamento per cui è quasi impossibile togliere «le pillole avvelenate inserite per evitare che le cose cambino». Una sferzata alla platea, ricca di imprenditori, è arrivata da Paolo Preti, docente alla Bocconi, che richiamandosi alla metafora della famiglia ha invitato le imprese che lamentano 'solo' difficoltà a 'diventare' grandi, senza nascondersi dietro alibi e a fare anche un esame di coscienza perché lo spazio di crescita, di specializzazione, c'è. Oltre il buio, la luce va cercata. «Senza omologarsi, senza rinunciare alla diversità», il monito, ricordando che sono tante, le imprese artigiane, in ottima salute. La fine dei lavori è stata del Presidente nazionale, Giorgio Merletti, che partendo dal quadro politico nazionale attuale, e del recente passato, ha concluso che per rilanciare l'economia «non servono grandi leggi e grandi regole». 




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