Gli esiti del referendum, bisogna ripartire dal 70% dei votanti

Il problema è che ogni Governo vuole fare la 'sua' riforma

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Il problema è che ogni Governo vuole fare la 'sua' riforma

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Ferrara, 17 dicembre 

«IL JOBS ACT è stato un sedativo con incredibili costi. Gli imprenditori non assumono perché ci sono gli incentivi, ma perché hanno bisogno. Serve stabilità. Il Governo Gentiloni è il risultato delle urne. Noi ai nostri associati non abbiamo dato indicazioni di voto, non abbiamo voluto salire su nessun carro, e ne siamo orgogliosi». Così Giorgio Merletti, presidente nazionale della Confartigianato, ha chiuso, in una sala Zarri gremita, l’incontro ‘Gli esiti del referendum. Quali prospettive per le imprese?’, organizzato dall’associazione di via Veneziani. Lotta al rigore, necessitá di riforme, antipolitica, governi ‘fotocopia’ Renzi e Gentiloni. Questi i temi affrontati a partire dalla vittoria del no, che come ha rimarcato il segretario generale, Giuseppe Vancini, ci dice «che la voglia di cambiamento nel Paese c’è, ma non del cambiamento come ci è stato prospettato. A questo, la classe media, gli imprenditori che non riescono a investire, chi non trova occupazione, non ha creduto». «Dobbiamo partire non dal 40 % dei sì o dal 60 % dei no – il parere del costituzionalista, Luca Antonini – ma dal 70 % dei votanti, che significa voglia di partecipazione. Dopo 25 anni di Seconda Repubblica, ormai all’epilogo, è arrivato il momento di interrogarsi». E di darsi delle priorità, alla luce dei problemi rimasti aperti, anche in termini di rapporti tra le istituzioni, «con Comuni, Province e Camere di Commercio che fanno da esattori delle tasse», trasferendo alla Stato i danari incassati. E Ancora. «Il punto non è la velocità di approvazione delle leggi, ma che in Italia ne abbiamo troppe fatte male. Non è la riforma, ma il fatto che ogni governo vuole fare la sua, ricominciando ogni volta daccapo». L’esempio: «L’ultima riforma fiscale risale al 1973». Ad introdurre i lavori – seguito dai saluti dell’assessore comunale al bilancio, Luca Vaccari - è stato il presidente provinciale, Guido Montanari, che ha ricordato come l’instabilità politica, «generando insicurezza e togliendo fiducia» sia dannosa per «la crescita economica».




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