Le nostre richieste al Governo in 7 punti

Aspettando l'approvazione del DEF

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Aspettando l'approvazione del DEF

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Ferrara, 13 ottobre 2016

di Giuseppe Vancini

Come Confartigianato nazionale e locale guardiamo alla discussione in corso sul DEF (Documento Economia e Finanza) con una certa perplessità, mista a preoccupazione. Il fatto stesso che sui numeri non ci sia mai alcuna certezza non pare un buon presupposto per un confronto serio. Il Governo ipotizza per il 2017 una crescita dell'1 per cento, persino da Banca d'Italia smentita. Eppure il Ministro Padoan persevera in questa difesa d'ufficio. Stesso discorso per il deficit che avrebbe dovuto assestarsi al 2 per cento, ma considerando il terremoto che ha colpito il Centro Italia, con conseguenti interventi di ricostruzione da effettuare, ci si espone con un 2,4 per cento. Parliamo di percentuali piccole. Eppure non si riesce ad essere d'accordo. Quale messaggio arriva ai cittadini, agli imprenditori, se non quello di superficialità, approssimazione, instabilità?  In generale, il Premier Renzi promette per il prossimo anno l'abbassamento delle tasse, dell'Irpef, la 14esima per le pensioni, la rimodulazione del Jobs ACt, l'introduzione dell'Iri. Non dice come e quando raggiungerà l'obiettivo, per quali strade, con quali strumenti. Non rivela dove troverà le risorse. Sparge ottimismo. Un ottimismo che appare eccessivo, se non addirittura offensivo, a chi per le imprese e nelle imprese lavora. A chi sa che attuare tutti i provvedimenti annunciati è impossibile e alcuni saranno inevitabilmente procrastinati al 2018.  Quindi noi, come Confartigianato, a costo di sembrare ripetitivi, chiediamo sette interventi, che abbiamo definito i 7 sgravi capitali. Quelli che riteniamo indispensabili per tornare a generare ricchezza nel Paese e nel territorio. Quelli che chiediamo da anni e per cui oggi abbiamo stilato un elenco: 1) tassazione dei redditi delle imprese secondo il criterio di cassa e non di competenza; 2) deducibilità dell'Imu sugli immobili strumentali; 3) unificazione di Imu e Tasi in una unica procedura; 4) innalzamento franchigia Irap da 13 a 20mila euro; 5) introduzione dell'Iri, ossia l'imposta sul reddito d'impresa, con vantaggi per chi reinveste gli utili nella propria azienda;  6) introduzione della neutralità fiscale per le cessioni d'azienda a titolo oneroso; 7) ripensamento degli studi di settore. Dei sette punti, assolutamente irrinunciabili e prioritari sono per noi l'introduzione dell'Iri, la tassazione per cassa - perché l'attuale provoca spesso indebitamenti con le banche - la riforma degli studi di settore. Noi vigileremo per evitare che il DEF sia approvato a discapito delle piccole imprese, senza le quali il Paese non potrebbe sopravvivere.  

 

 





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